UILDM Sezione di Pozzuoli - Campi Flegrei - 'Gerardo Guarino'
Ultimo aggiornamento 22 maggio 2010 ore 14:00
 
 
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Successo del primo intervento al mondo di terapia genica eseguito su tre italiani affetti da sindrome di Leber
Per la prima volta al mondo è stato eseguito con successo un intervento di terapia genica sull'uomo per curare una grave forma di cecità ereditaria, l'amaurosi congenita di Leber. Si è trattato di un complesso lavoro di equipe internazionale che oltreoceano ha fatto capo al Children Hospital di Philadelphia e, nel capoluogo partenopeo, all'Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) e al Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli. L'intervento è stato eseguito con l'iniezione nello spazio sottoretinico dell'occhio di un vettore virale, contenente la versione sana del gene alterato. Il gene corretto si è inserito stabilmente nella retina e ha prodotto la proteina mancante negli individui malati.

I risultati (leggi l’articolo e l’editoriale in versione originale), pubblicati sul New England Journal of Medicine*, aprono prospettive incoraggianti: in tutti i pazienti sottoposti a questa prima fase dello studio, infatti, non si sono riscontrati effetti tossici e, ad alcuni mesi di distanza, si sono già potuti osservare miglioramenti significativi della funzionalità visiva. Per esempio, nei pazienti sono migliorate la percezione del campo visivo, la risposta della retina alla luce e la capacità di eseguire alcuni test di mobilità.

A partecipare a questo primo trial clinico sono stati due gemelli di 26 anni di Agrigento e una ragazza di 19 anni di Pavia. La parte italiana dello studio, finanziata da Telethon, è stata coordinata da Alberto Auricchio (nella foto), ricercatore del Tigem e professore associato dell'Università "Federico II" di Napoli. Per il Tigem hanno partecipato anche Enrico Maria Surace e Sandro Banfi, che ha eseguito lo screening genetico delle persone idonee all'intervento. Sul versante clinico, il reclutamento e il follow-up dei pazienti sono stati coordinati da Francesca Simonelli del Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli. La sintesi del vettore virale e l'intervento chirurgico sono avvenuti al Children's Hospital di Philadelphia, sotto la supervisione di Jean Bennett.

I risultati di questo importante lavoro sono stati presentati oggi a Roma da Auricchio e Simonelli, con la partecipazione di Susanna Agnelli, presidente di Telethon, e di Andrea Ballabio, direttore del Tigem. Un annuncio che avviene a soli quattro giorni di distanza da quello di un'altra importante scoperta, da parte dello stesso gruppo di ricerca: la possibilità di inserire geni di dimensioni decisamente maggiori rispetto a prima all'interno di particolari vettori per la terapia genica. Questo avanzamento tecnologico, descritto sul Journal of Clinical Investigation, mostra come la terapia genica possa essere sfruttata d'ora in avanti anche per la cura di malattie dovute all'alterazione di geni grossi, come per esempio la malattia di Stargardt, la distrofia muscolare di Duchenne, l'emofilia di tipo A e la fibrosi cistica.

L'amaurosi congenita di Leber è una grave malattia genetica che colpisce la retina e provoca cecità o grave danneggiamento della vista già nei primi mesi di vita. Al momento non esistono cure: la terapia genica può quindi rappresentare la strategia vincente per contrastare o curare questa patologia congenita. I prossimi passi consisteranno nel testare la mancanza di tossicità anche a dosaggi più alti e su un numero maggiore di pazienti, valutando nel tempo gli effetti a lungo termine.
 
 


 
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